
Un’altra sigla? Ma davvero?
Se lavori nel digital marketing o bazzichi nel mondo SEO, ne avrai sentite a bizzeffe. GEO, SXO, AEO... Ogni settimana sembra spuntare una nuova etichetta che promette di rivoluzionare il modo in cui ci facciamo trovare su Google. E adesso che ci sono ChatGPT, Perplexity e la famosa “esperienza generativa” di Google, la faccenda si è fatta ancora più rumorosa.
Ma facciamoci una domanda semplice: questi nuovi termini rappresentano davvero una svolta?
Oppure stiamo solo prendendo concetti che già conosciamo, impacchettandoli con un nome nuovo e vendendoli come l’ultima innovazione?
Spoiler: se fai SEO come si deve, stai già facendo anche GEO, SXO e AEO. Solo che magari non lo chiami così.
Prima di decidere se servono davvero, vediamo di che si tratta:
Tutte nuove etichette, certo. Ma sotto sotto... la sostanza è sempre SEO.
Facciamo un po’ di ordine. E vediamo perché queste nuove “discipline” non sono altro che facce diverse della stessa medaglia.
Ottimizzare per ChatGPT o Gemini non richiede una rivoluzione. Serve solo essere una fonte affidabile, strutturata e autorevole. In pratica, fare SEO fatta bene.
Esempio concreto: Scrivi un articolo ben documentato su “come migliorare la logistica di un magazzino con un soppalco”, usa dati, citazioni, titoli chiari e un pizzico di schema markup. Complimenti, stai già facendo GEO (anche se non lo sapevi).
L’utente non si accontenta di trovarti. Vuole capirti. Vuole fidarsi. Vuole agire. L’SXO mette insieme tutto questo: traffico, esperienza, e risultato.
Esempio concreto: Una landing page con testi chiari, immagini curate, caricamento veloce, CTA ben visibili e una struttura che accompagna l’utente nel percorso. È UX, certo. Ma è anche SEO. Una cosa non esclude l’altra.
AEO è solo un nuovo modo per dire: “scrivi in modo che Google capisca e ti premi con un bel box in primo piano”. Se usi bene i titoli, rispondi alle domande più comuni, aggiungi qualche markup e non ti perdi in giri di parole... ci sei già.
Esempio concreto: Se sei uno studio dentistico a Napoli e spieghi “quanto costa una corona dentale”, inserendo il prezzo in modo visibile, sintetico e con qualche FAQ in fondo, stai facendo AEO. Punto.
Attenzione, non è che non sia cambiato niente. L’intelligenza artificiale ha davvero cambiato le regole del gioco. Ma le basi restano le stesse.
Prima c’erano solo i link blu. Ora ci sono risposte generate, box informativi, riassunti AI, chatbot. E spesso l’utente non arriva nemmeno sul tuo sito.
Cosa significa:
Esempio pratico: Hai un sito sul mondo dei mutui? Scrivi una guida semplice, con esempi pratici, titoli chiari e paragrafi leggibili. L’AI ti prenderà in considerazione più facilmente.
ChatGPT non prende decisioni a caso. Pescano dalle fonti più solide, strutturate, e facilmente interpretabili. Se il tuo sito è un casino, o se sembra scritto da un bot, è fuori dai giochi.
Il tuo contenuto potrebbe essere letto da un utente... senza che visiti mai il tuo sito. Sei pronto per questo? Per esserci, devi diventare una fonte che l’AI cita.
Serve autorevolezza. Serve chiarezza. Serve struttura. Ma ancora una volta: è SEO, mica magia.
Non serve rincorrere ogni nuova sigla che spunta su LinkedIn.
Se il tuo approccio SEO si basa su:
...stai già facendo tutto quello che serve per GEO, SXO, AEO e chi più ne ha più ne inventi.
Nel nostro settore ci piace complicarci la vita. Nascono mode, si inventano nuovi nomi, si creano hype inutili. Ma alla fine, la SEO buona è sempre la stessa: capisci cosa cercano le persone, e aiutale a trovarlo in modo semplice e utile.
Il resto è fumo.
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